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lunedì 4 marzo 2013



Quanta fatica a chiamarla poesia
sudo pudore a rileggere ondivaghi stati emotivi
osservo i suonatori di corde celesti
di chi innalza lo spirito facendosi eone
vorrei catapultarmi nel pleroma
in effetti, sono un sasso buttato nell'ignoto.


Reazione e soluzione,
genufletto goffamente la crisalide
per sopperire alla pesante terra
vorrei anch'io bearmi amabilmente
rapirmi in un crogiolo di emozione vera
dissuadermi in emozioni sfavillanti.



Provo ad immaginare l'immaginifico:
odo un impasto di colori rapaci
scruto note susseguirsi in zampillanti eruzioni
affastellate dalla pura volontà;
immerso nella nebbia della perspicacia
distinguo suoni frammisti a echi
nella terra dei poeti,
provo ad azzannare libri
digerendo parole distanti.


Chissà il mio povero orgoglio
un onesto dileggio s'affaccia beffardo
reagisco all'offesa mi gonfio di ego
delusione, in espansione, in erosione
non si sfugge,
divento un bozzolo
e mi richiudo in esso
nella sua adombrante
 rimbombante accoglienza.

domenica 17 febbraio 2013

L'anima mercuriale


Avete mai provato a prendere il mercurio? fugge e si dilegua similmente ad un anguilla. L'anima, questa presuntuosa presenza, tenta in ogni modo di scavarsi un sua via ma pretende di non essere manovrata, di  non essere inserita in luoghi temporali o in pensieri asettici. Deve e vuole viaggiare libera e sembra avere uno scopo ignoto a gran parte degli uomini...

Quanta amarezza trascino con le stanche braccia
quanto tormento assegno al mio cuore
acciottolo pensieri nel sentiero dell'anima
per favorire i suoi rotondi ghirigori.
Sono una spugna che assorbe dolore
traggo dall'esistenza stille di sudata vita
scavo nei sentimenti con mano tremante
costretto a sobbarcarmi l'ingombro della forma
un anima cerco, l'anima fugge mercuriale.

Inseguo storpie e languide emozioni
in un estinta trepidazione contenuta
Mi riservo di giudicare e osservare l'ineluttabile
spremere il limone consunto dell'esistenza
un amaro sorso "op là"
e via con desuete illusioni.



martedì 22 gennaio 2013

Cedo al sarcasmo

Oh, Finalmente! sono un meccanismo ben oliato
Ah! Dopo immemore  tempo posso trasfigurarmi
Si! Nel ventre sociale attualmente aggregato.

Nella melma acconsento perdermi;
confuso nella folla non più sprezzato
tradisco il mio genio, però
mi abbevero dalla fonte dei pensieri fermi
 inalo strani miasmi
 ma si dai, mi tolgo l'impiccio,
 il branco mi ha accettato
leggermente dissociato
 riabilitato nello spirito del tempo
lampo di modernità.
Ci tengo,
il battito sale scompensato,
 insomma inondato
da confusa emozione.
E' unaffrancarsi dai vermi
striscianti, onesti, prevedibili
e  per questo petulanti.
 In fin dei conti
 preferisco compiacere
il mio dis-simile.
.

Ora, posso finalmente puntare il dito
discriminante della mia umanità.
Ora, sono capace d'intendere e volere
 isolato tra isole ma senza ambiguità.
Ora, mi sollazzo nell'affliggere
forte della mia nuova autorità.
Il mio reparto psichico
si avvale di eminenti ministri:
Sir discrimination, Sir diversfication, Sir fragmentiaton.

Adesso, ostento sarcasmo
per nascondere il conformismo
arma riarsa dell'intimità
non faccio allarmismo
Mi beffo, della dolorosa alterità.

Mah, è forse vero, non sono speciale
Ehi! Te, Es, fai troppo male- meglio non pensare-
 mi posso accovacciare
senza slanci, né picchi, né cadute
solo tra altri desertici soli
in compagnia di automatici automi .










mercoledì 9 gennaio 2013

Voglio strisciare




Voglio strisciare
per annichilire il mio orgoglio
sfrontato, teso, avvolgente.
Rido in faccia al mio avversario
nel becero duello apparentemente vario
nell'umiliazione, sconfitto oltre il pudore,
leggo sulla sue ciglia a mezzaluna
stordente stupore.
Questo però mi rallegra il cuore
perché una zanzara succhia bramante il mio ego
sono si svuotato, oh mio Dio, ma non mi piego.
Il mio cervello è una riunione di patti scellerati
sconcertanti e sincopati.
 Tutto è prodotto per attingere fatti di brutalità inaudite
Capite?!
I gangli si trasformano in ricettacoli avvolgenti
gaudenti!
Brutali, ottundono ed attendono un elisir di dolce vita
ammansita, da illusioni che scorrono dolci
(pulci saltellanti in connessioni senza pudore)
sinapsi che attendono - sole- il sole
instillano, come scenografie brillanti
i nostri film illusionistici:
fantastici mondi di regni immaginifici.